Dopo il quinto giro intorno al quartiere ho smesso di contare quante volte passavo nelle stesse vie. E’ passata l’una, tra poche ore c’era il solito mercato e quindi il parcheggio non si trovava da nessuna parte. Stavo tornando dalla presentazione di una serata dove ho incontrato le persone che ti fanno sentire felice di abitare in questa città. Ma ero stanca dopo due ore sul palco. E in più ero in riserva. Dopo circa 40 minuti, trovo un posto, mi avvio verso casa con il navigatore ancora acceso nella borsa che diceva: “Tra 700 metri, arrivo.”

– Ho parcheggiato 700 metri lontano da casa. Ed era un successo. –

Deborah era lì, come ogni notte, dall’altra parte della strada, mezza nuda, mentre io ero infreddolita con il mio parka verde imbottito.

“Ehi, non si saluta più!?” – mi chiama con quella sua voce strana. Rocca. Che non è maschile ma neanche completamente feminile.

Alzo la mano per salutarla perchè con Deborah (mi ha detto lei che il suo nome si scrive con la H) non si scherza, sa diventare una iena per niente; ed apro il portone.
Uscendo dall’acensore mi imbatto in Eva. Era appoggiata sulla ringhiera e fumava. Stava davanti alla porta di Carmine.

“Ciao Eva”
Ispira il fumo e alza la mano per salutarmi. Ma non mi guarda.

“Hai visto la luna? E’ proprio come la disegnavamo da bambini” – dice.
Mi appoggio vicino a lei e alzo lo sguardo.

“Tutto bene?” – chiedo.
“No.”

La guardo con la coda dell’occhio e vedo che ha il viso rigato dalle lacrime.
“Posso fare qualcosa?” – dico ma lei scuote la testa ed io non chiedo più niente.

Nel condominio 54 c’è un silenzio che sembra rinchiuso solo in questo cortile. Non c’è neanche il gatto nero della signora Marisa che spesso gira liberamente. C’è qualche luce accesa, forse quella di Luca che si prepara per il tour teatrale e dalla casa dei peruviani si vede solo lo schermo della televisione che cambia colore. Anche le luci del bar di Efisio sono spente.

Per un pò stiamo in silenzio, ascoltando solo i rumori lontani di una città che non dorme mai completamente, ma poi io tiro fuori le chiavi ed apro la porta di casa.

“Notte Eva”
“Notte…” – la sua risposta è quasi un sussurro ed io la lascio da sola con la luna.

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