[Questa foto è stata scattata la sera prima che Efisio cambiasse il colore dei muri che adesso sono color pesca. Senza avvisarmi]

Ho questo bisogno di dire: “il mio vicino di casa, la mia cassiera al supermercato, il mio edicolaio, il mio barista.” Mi serve questo aggettivo possessivo per sentirmi appartenere a qualcosa o a qualcuno. Soprattutto da quando vivo qua. Da quando non ho la possibilità di andare al pranzo domenicale dalla mamma o di fare un salto dalla nonna, visto che abitano a 1000 km di distanza, questo bisogno è ancora più forte. Così Efisio è diventato “il mio barista”. Lui è sardo e prima pensavo che il suo fosse un sopranome. Poi lui mi ha spiegato che in realtà, il suo è “il più bel nome sardo che c’è” e io gli credo perché facendo una ricerca su wikipedia altri nomi più belli non li ho trovati. Allora il nome del bar “Da EFFE” ha un senso. Mi ha anche promesso che mi avrebbe portata al raduno con i suoi amici sardi quando si fa il maiale allo spiedo e si bevono litri di birra e di vino.

“Ma devi avere lo spirito di adattamento!” – mi avvisa.

“Tu sai da dove arrivo io e cosa ho passato nella vita?! Lo spirito d’adattamento di sicuro non mi manca!” – gli rispondo.

“Da Effe” si trova nel piano terra del condominio 54. Ed è un condominio abitato da persone creative: un’autrice televisiva, un attore, una ragazza che lavora per la tv, due giornaliste (una di loro sono io), un musicista, un ragazzo che lavora per il teatro e un sacco di altra gente interessante e gentile. Allora succede che al mattino ti trovi anche un personaggio famoso che sorseggia il macchiato di Efisio in attesa di autrice televisiva, scherzando con tutti e sfattando il mito che i comici fuori dal palco sono noiosi.

Dunque, il mio barista, padre single, poco più di 40 anni, è anche uno che canta sempre e ha una risata contagiosa. Sa che “il mio solito” è il cappuccio con il cacao, mi lascia sempre le riviste di moda che gli arrivano con i giornali, da portare a casa, e a volte mi manda gli sms con scritto solo: Saluti da Efisio. Anche se ci siamo visti un ora prima. Per non dire quante volte mi fa andare via senza pagare. Da Efisio c’è quella Milano che io amo. Quella degli anziani che si prendono l’aperitivo prima del mezzogiorno, quella delle Gazzette dello sport sfogliate dagli uomini in giacca e cravatta in pausa pranzo, quella delle signore che si trovano ogni giorno alla stessa ora per un caffè.
La “mia Milano”. Appunto.

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