[Vittoria assomiglia molto a Gina della serie televisiva In Treatment]

Ho scelto Vittoria guardando un sito internet con elenco degli analisti che esercitano a Milano. In realtà ho contattato via mail cinque a caso e non so per quale motivo, ma la sua risposta mi è piaciuta più di tutte le altre. E quando mi ha aperto la porta del suo studio vicino all’Arena sapevo di non essermi sbagliata. Vittoria ha circa 55 anni, capelli color miele, porta gli occhiali ed è la persona più mite che io abbia mai conosciuto. A lei racconto tutto. Immagino anche che la annoio con le mie ossessioni, la storia di D. e le vicende degli amici, ma lei ride spesso insieme a me e questo mi piace perchè la rende umana. Non potrei mai raccontare i fatti miei sdraiata su un lettino per anni come fanno i freudiani. Io sono una veloce, ho bisogno di risolvere i problemi in fretta e questo non include “l’analisi che dura più di qualche mese”.

Vittoria non è la mia prima analista. Prima di lei, per un anno sono andata da Michele che ho lasciato senza “finire il percorso” perchè avevo deciso io che in realtà era finito. L’avevo capito quando mi sono resa conto che gli mentivo, che non gli raccontavo le cose importanti e che avevo scelto di non raccontargli della morte di mia nonna: la persona che per me era la più importante del mondo. Io e Michele semplicemente non eravamo entrati in sintonia.

Poi nell’ultimo anno, ancora una volta, erano successe tante cose nella mia vita e ho sentito bisogno di sfogarmi con qualcuno. La mia mamma diceva che sono stata contagiata dalla malattia degli occidentali, cioè, invece di confidarsi con gli amici, preferivo pagare una persona per farmi ascoltare. Forse è vero. Ma il fatto sta che io mi racconto con gli amici ma le risposte che mi dà Vittoria sono completamente diverse da quelle che mi danno loro. Ed io ho bisogno di questo.

A Vittoria ho raccontato anche come è stato sofferente e turbolente il mio rapporto con Milano, cambiato d’improvviso quest’anno. Perchè sono cambiata io. Quest’anno mi ha fatto crescere di colpo. Né le guerre, né la crisi economica durata 10 anni, né i bombardamenti della Nato e neanche il trasferimento in Italia non mi hanno cambiata così come le vicende di quest’ultimo anno. L’anno più pesante dal punto di vista psicologico. Emotivo. L’anno delle perdite. Ma anche delle piccole e grandi vittorie. Come il nome della mia analista, che a questo punto direi, non è per niente casuale.

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