Tornando dalla radio vedo un gruppo di persone da Efisio. Lui mi nota, mi fa cenno con la mano di entrare e mi dice: ”Dai che ti offro l’aperitivo, ti vedo stanca”

C’é anche Luca, che si beve il suo solito ristretto.

“Tutto pronto per la partenza all’alba?” – gli chiedo.

“Prontissimo. Ma vedrai poi che domani all’ultimo momento, preso dal panico, dovrò rincontrollare tutto per l’ennesima volta”

Luca si trasferisce in un altra città per preparare uno nuovo spettacolo teatrale e sarà via per i prossimi sei mesi. Per lui questo vuol dire tante cose: Un nuovo ingaggio e quindi una sicurezza economica per i prossimi mesi che vuol dire tanto per gli artisti precari “visto i tempi che corrono”, una nuova casa anche se temporanea, i nuovi vicini, la lontananza dalle persone alle quali vuole bene. Lo guardo con un pò di malinconia. E’ un bel uomo lui, capelli neri, gli occhi ancora più neri. Porta spesso i pantaloni larghi e i maglioni pesanti, è molto grunge come stile. E si prepara le sue sigarette arrotolandole vicino alle tazzine del caffè, che poi va a fumare seduto davanti al bar.
Ed è anche una di quelle persone che parlano con gli anziani ascoltandoli attentamente, ridendo con loro e facendoli sentire importanti. A dire il vero lui è così con tutti. Colorava le mie mattine facendo di questo bar sotto casa un palcoscenico al quale Luca è abituato bene. E’ un bravissimo attore, dentro e fuori dal teatro. Mi ricordo quanto ridevo fino alle lacrime quando faceva le imitazioni, è bravo ad interpretare i calabresi e i siciliani. O sardi, quando prende in giro Efisio. Una persona gentile e educata e non so perché, ma ultimamente sono contenta quando incontro la gente così, come se fossero la specie che sta scomparendo.

Mi affeziono alle persone. E gli addii mi pesano particolarmente. Sono un’abitudinaria e ho bisogno di certezze per sentirmi bene, accudita e protetta. Le persone che vedi ogni giorno anche solo per pochi minuti diventano questi punti di riferimento, quasi un rifugio, un luogo sicuro.

Luca mi sorride ed io lo abbraccio forte, lui mi bacia sulla guancia (ed è una di quelle persone che lo fa davvero, non fa finta baciando l’aria intorno al tuo viso) e mi dice: ”Fai una buona vita in questi sei mesi, che poi ci raccontiamo cosa abbiamo combinato”.

“Anche tu Luca” – rispondo con il groppo in gola perché sono “una lacrima facile” e rimanere senza le persone, anche temporaneamente, mi fa soffrire.

Apro il portone e guardo le luci del palazzo. Ci sono già gli addobbi che gli inquilini hanno messo davanti alle porte. Sono un pò triste. E penso che per i prossimi sei mesi il condominio 54 non sarà più lo stesso. Che quando si trasforma anche una piccola cosa l’intero quadro cambia forma. Ed anche se tutto sembra uguale, in realtà niente è più come prima.

Buon viaggio Luca.

luca

Luca – Suzanne Vega
[perchè Efisio la canticchiava ogni volta quando Luca entrava nel bar]

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