“Deve assolutamente venire domani!” – mi dice la signora Marisa, una donna elegantissima che, come mi raccontava Antonio il portinaio (e si sa che loro sanno tutto di tutti), fa l’infermiera.

Mi prende il braccio e non lo lascia finchè non ci salutiamo. Mi piace questo gesto intimo che spesso usano le persone più anziane che non fanno fatica a superare “lo spazio personale”. E’ quasi un gesto protettivo.

“Devo venire dove?” – rispondo.

“A casa di Adele, c’è questa piccola festa di Natale alle 16.30”

“Ho un appuntamento a quell’ora ma cercherò di passare un pò prima” – prometto.

Alle 16.00 del giorno dopo, suono alla porta di fianco alla mia dove abita signora Adele che mi apre sorridente. Mi guida nel soggiorno dove mi trovo davanti alle sei signore, i visi non sconosciuti visto che ci incontriamo in cortile ogni tanto. Un pò mi sorprende questa piccola riunione di donne che abitano nel mio palazzo e le guardo una per una mentre tutti gli occhi sono puntati su di me. Sono anche la più giovane del gruppo.  E subito dopo scopro che loro tutte sanno chi sono. E che molte di loro mi ascoltano alla radio.

Siccome sono di fretta non prendo il caffè, mi scuso perché non mi posso trattenere (la festicciola era in realtà prevista per le 15.30, la signora Marisa si era confusa) e lascio un pensierino sotto l’albero di Natale.

A mezzanotte il primo regalo che scarto è quello di signora Adele. Lei è un artista, dipinge su ceramica ed aveva preparato i regalini per tutti, mettendoli in un piccolo sacchetto lavorato a maglia. Leggo il biglietto e sorrido. C’era scritto:

Buon Natale, dai tuoi vicini “di sinistra”.

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