Ho incontrato Michela appena arrivata in Italia. Era con la gente che conoscevo ma il nostro primo vero incontro faccia a faccia è avvenuto nel bagno di Gardaland. Non parlavo italiano per cui le chiesi: “Do you speak english?” e lei rispose quasi gelida: “No” e se ne andò lasciandomi di stucco lì da sola senza neanche cercare di venirmi incontro in qualche modo. La mia frustrazione già era alle stelle (e poi io odio i posti come Gardaland) perché mi sentivo inferiore e impotente: quella che annuisce, sta muta e sorride.

“Ah però… Iniziamo bene” – pensai – “Carini questi milanesi”.

“Ti ricordi quanto eri antipatica?!” – chiedo a Michela in una delle nostre serate davanti al mare. Da qualche anno si è trasferita a Genova. Lei scoppia in una delle sue solite risate contagiose e poi dice: “E’ pensa che adesso siamo le migliori amiche! Te ne rendi conto!?” (il compagno di Michela odia questo suo intercalare ma per me lei non sarebbe lei senza quella frase).
E aggiunge: “Chi l’avrebbe mai immaginato?!

Già.

Mi chiamo Sanja. Sono arrivata in Italia 11 anni fa. Ho sempre avuto la passione per questo paese ma non ho mai pensato di trasferirmi qua. E’ stata una cosa inaspettata, improvvisa e bellissima che mi ha cambiato in profondo e per la quale sarò grata a R. per tutta la vita. R. è stato una specie di angelo custode per me e lo sarà per sempre.

Ma all’inizio Milano non mi piaceva. La vedevo ostile. Vuota. Senz’anima. Ed anch’io diventavo così nei suoi confronti lamentandomi sempre. Ma come spesso succede, critichiamo quello a cui teniamo di più. Il mio avvicinamento alla città è stato un lungo viaggio e di lei mi sono innamorata piano, frequentandola, imparando di conoscerla, vivendola. Incavolandomi con lei, sbattendole le porte in faccia, girandole le spalle e prendendomi altretante sportellate in faccia. Ma ormai non siamo più solo gli amanti occasionali. Abbiamo superato quella fase. Adesso la posso definire finalmente “mia”.

E’ andata così. Più o meno.

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